Chi sono

Ho iniziato a dipingere perché stavo male.

La pittura, la materia, erano l’unico linguaggio possibile.

Era il 2011, facevo astratto.

Nel 2014 ho iniziato per caso a disegnare e, disegnando, a razionalizzare, perché il disegno è soprattutto pensiero e narrazione.

Nel 2015 mi sono trasferita a Torino e in questa città è cresciuta potentemente la mia ricerca pittorica.

Mi occupo di femminile, del corpo e della testa.

Dico quello che le donne di solito non esibiscono, per convenienza o educazione imposta.

Il protagonismo infelice, la nevrosi, l’estraneità, la solitudine del proprio ruolo in spazi quasi bidimensionali, poco accoglienti, distaccati.

I miei lavori sono canti di morte e di vita, una spietata resistenza femminile ma non femminista.

Le mie donne nel terzo millennio sono protagoniste di carne anche cadente e sguardi storpiati nelle intenzioni, ma in esse esiste una meraviglia di fondo che le salva dal nichilismo assoluto e  vuole fare pensare che c’è sempre una possibilità di redenzione.